Probabilmente non tutti conosceranno Gaetano Zeoli, un professore di educazione fisica dalle chiare origini beneventane, andato da poco in pensione. Zeoli, però, nella vita ha sempre coltivato la sua più grande passione, ovvero il gioco del calcio, arrivando a ricoprire ruoli importanti in società come Reggina e Salernitana. “I miei genitori erano originari di Benevento, credo che il mio cognome lo dimostri“, esordisce così il professore, il quale accetta di buon grado la nostra telefonata, prima di raccontarci brevemente la propria carriera. “Ho iniziato nel 1985 allenando il settore giovanile della Salernitana, poi sono stato cinque anni a Nocera, prima di cambiare ruolo e di assumere l’incarico biennale di capo osservatori del Centro Sud per la Reggina. Sono, poi, tornato alla Salernitana dove ho ricoperto l’incarico di Responsabile del settore giovanile“. Sono proprio i ragazzi, i giovani che dir si voglia, il pensiero principale di Zeoli che, dopo il fallimento della Salernitana, è stato prima sedotto e poi abbandonato dalla nuova società granata.
Professore ci racconti l’ultima esperienza con la Salernitana.

La Berretti della Salernitana 2010/11
Avevamo un bel settore giovanile con un’ottima squadra composta da tanti ’92 interessanti, basti pensare che la formazione Berretti ha concluso le fasi nazionali al quarto posto. Il fiore all’occhiello, però, erano i ragazzi classe ’96, i giovanissimi nazionali, i quali hanno vinto il campionato di competenza. Alle fasi nazionali, invece, sono stati eliminati agli ottavi dalla Fiorentina, squadra che poi si è laureata campione. Il frutto di questo lavoro è rappresentato dal fatto che due ragazzi ’92 sono finiti al Chievo, uno al Campobasso ed un altro al Milazzo. Molti ’96, invece, sono entrati a far parte dei settori giovanili di Nocerina e Juve Stabia. Qualche ragazzo, addirittura, adesso gioca con Novara, Grosseto e Catania. C’era un ottimo progetto, basato su un ottimo lavoro da parte sia degli allenatori che dei preparatori.
Crediamo che la collocazione di molti ragazzi dimostri il buon lavoro svolto. Con il nuovo Salerno Calcio non ci sono stati contatti?
In un primo momento c’è stato un contatto, poi nessuno mi ha più richiamato. Evidentemente sono state fatte altre scelte.
Quanto le è dispiaciuto interrompere questo lavoro che stava portando avanti con tanta passione e determinazione?
La mancata iscrizione della Salernitana ha portato con se un enorme dispiacere. Il fiore all’occhiello di quella società era proprio il settore giovanile, non lo dico io che sono un diretto interessato ma a parlare sono i risultati. Sono serviti dai 3 ai 5 anni di lavoro, in base alla categoria e all’età dei ragazzi, per riuscire a raggiungere certi risultati, il tutto sposando una determinata filosofia. Spesso quasi dispiaceva lasciare il settore giovanile per andare in prima squadra, perchè quando stai con i ragazzi è tutto diverso. Bisogna ragionare come loro, capirli, entrare nei loro panni, insomma l’aspetto psicologico assume un ruolo fondamentale. Quest’ultimo è un aspetto determinante nel calcio giovanile, dove bisogna saper legare con i ragazzi e dove bisogna saper bilanciare bastone e carota, a volte serve anche il richiamo, quello senza sentimentalismi. A livello giovanile non esistono i fenomeni, esiste un gruppo e il ragazzo deve capire di farne parte.
Tra i tanti allenatori incontrati in prima squadra c’è anche un certo Gianni Simonelli, attuale allenatore del Benevento. Come lo ricorda?
Ho lavorato con Simonelli all’inizio della sua carriera, per me non è bravo, è bravissimo. Simonelli è preparatissimo per quanto riguarda l’aspetto tattico, lui è uno che insegna calcio. Se gli viene affidata una squadra normale, state sicuri che sarà capace di tirare fuori il massimo dai suoi giocatori.
Adesso cosa c’è nel suo futuro?

Il professore Gaetano Zeoli
La mia intenzione è quella di dedicarmi anima e corpo al settore giovanile. Sono in attesa di un progetto, non di un qualcosa che si improvvisi dalla sera alla mattina. Servono 3 o 4 anni da poter mettere a disposizione e sarà importante credere nei ragazzi per poi poterli portare in prima squadra. Se non arrivano i risultati ma riesco a portare tre ragazzi in prima squadra io sono ancora più contento. Sono dell’idea che chi fa questo mestiere deve girare molto sui campi perchè un ragazzo va osservato nella propria realtà, nella propria scuola calcio, in mezzo agli amici. Un provino, secondo il mio modesto parere, è riduttivo perchè il giovane si viene a trovare in un qualcosa non suo. Penso, inoltre, che bisognerebbe introdurre una nuova fascia di età o rendere anche la categoria esordienti agonistica, così che i ragazzi abbiano possibilità di maturare maggiore esperienza ed essere più pronti.
Contatti con qualche società ce ne sono stati?
Ho avuto qualche colloquio con qualche società ma per settori giovanili non all’altezza. Cerco una società che abbia idea di come lavorare. Resto in attesa per il momento.
Professore la ringrazio per il tempo che ci ha dedicato, è stato un piacere conoscerla.
Piacere mio e vi ringrazio per l’interessamento. A presto.
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