Le scoliosi …
Ci sarebbe da discutere per settimane, per mesi e per anni ed alla fine, credo, sarebbe difficile pensare di aver capito bene cosa abbiamo di fronte.
In questo capitolo, per non ingenerare confusione, farò riferimento esclusivamente alle scoliosi idiopatiche dell’adolescenza.
Idiopatico sta a significare che “non se ne conosce la causa”, almeno per il momento. Tutte le altre scoliosi, quindi, sono secondarie ad altre patologie quali malformazioni congenite vertebrali (emispondili), paralisi infantili, torcicollo congenito, tumori, fratture, infezioni ecc.. Ma vi è anche un’area grigia nella quale si collocano scoliosi che sembrano essere secondarie ma, a guardare bene poi le certezze si annebbiano.
Un esempio per tutti è la scoliosi secondaria ad obliquità del bacino provocata dalla differenza di lunghezza fra i due arti inferiori, di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente a questo.
Abbiamo visto che è la differenza di carico sui due arti che genera la differenza di lunghezza; la differenza di carico, però, è frutto di uno squilibrio posturale che può nascere sia dai piedi (squilibrio ascendente) che dalla bocca e/o dagli occhi (squilibrio discendente) che da ambedue (squilibrio misto). Il crocevia di tali squilibri è, appunto, il bacino. Ed allora: “è venuto prima l’uovo o la gallina?”, “è comparsa prima la gamba corta o la scoliosi?”. Non si può dare ancora una risposta certa ma l’ipotesi più verosimile è che sia primitivo lo squilibrio del sistema tonico-posturale che fa modificare l’assetto della colonna vertebrale che, a sua volta, squilibra il bacino e genera la “gamba corta”.
Per la scoliosi idiopatica vi è anche da dire che ogni sforzo fatto per capire quali siano le vere cause è risultato vano. Si pensava che fosse un problema squisitamente genetico e quindi ereditario ma le ricerche fatte hanno dimostrato che per le scoliosi vi è una “familiarità” ma non una stretta “ereditarietà”; significa solo che la scoliosi è più frequente in famiglie dove vi sono già altri casi. Si è indagato, ancora, sugli ormoni sessuali, visto che la malattia è più frequente nelle ragazze che nei ragazzi (con un rapporto di 4:1), ma anche qui non sono state trovate certezze; di contro si è visto che nelle scoliosi idiopatiche vi è un deficit di melatonina ma la somministrazione della stessa non sortisce effetti terapeutici.
Oggi, però, si accredita sempre più la “teoria neuromuscolare” come causa della scoliosi; si pensa, infatti, che una minima
variazione del tono di base fra i muscoli intrinseci (piccoli e numerosissimi muscoli che nascono da un elemento vertebrale e finiscono su un’altro molto vicino) di un lato rispetto all’altro della colonna vertebrale, innescata da disfunzioni dei sensori del Sistema Tonico-Posturale, possa essere lo “starter” della deviazione vertebrale. Tale deviazione primaria si aggrava e si complica per il persistere delle condizioni di squilibrio posturale.
Torniamo alla scoliosi e cerchiamo di capire quando essa è da definirsi tale. Per scoliosi vera è da intendersi una “deviazione permanente e, soprattutto, progressiva della colonna vertebrale nei tre piani dello spazio”. Gli elementi caratterizzanti e differenzianti tale patologia sono la rotazione vertebrale ed il progressivo aggravarsi delle curve soprattutto tra la pubertà ed il termine di accrescimento; tutte le altre condizioni di alterazione dell’assetto della colonna vertebrale quali i dimorfismi e paramorfismi vertebrali e gli atteggiamenti scoliotici non possono essere confusi con le scoliosi vere.
Curve scoliotiche le possiamo trovare a tutti i livelli vertebrali; in base alla loro epoca di comparsa ed in base alla loro gravità si
distinguono curve primarie e curve secondarie o di compenso; in genere, in quelle idiopatiche, abbiamo una curva lombare sinistro-convessa ed una controcurva toracica destro-convessa. Vi sono, però, anche scoliosi apparentemente a curva unica, scoliosi a curve multiple e scoliosi a doppia curva interessanti solo il tratto toracico della colonna (scoliosi doppia toracica); curve lombari destro-convesse e toraciche sinistro-convesse sono frequenti nei mancini ma, quando si trova una curva toracica sinistra in un destrimane, bisogna valutare se fare esami più approfonditi perché, talvolta, queste curve sono in secondarie a malattie del midollo spinale.
Ritengo che dilungarsi oltre genererebbe solo confusione nei non “addetti ai lavori” ma, a questo punto è opportuno accennare a quella che è la terapia “convenzionale” della scoliosi idiopatica.
Ebbene, per quanto possa sembrare riduttivo e far sorridere, il bagaglio terapeutico per la scoliosi è estremamente esiguo nelle linee generali.
Infatti, oramai per convenzione internazionale, per le scoliosi la cui curva primaria non supera i 20° Cobb (per alcuni solo fino ai 15°) il trattamento è “di attesa” e/o solamente di natura correttivo-riabilitativo. Tra i 20 ed i 30° Cobb vengono utilizzati i corsetti ortopedici, dei quali esistono diversi tipi, ognuno adatto per un particolare tipo di scoliosi. Tra i 30 ed i 40° Cobb si confezionano, su telai speciali ed in trazione, uno o due gessi correttivi (ne esistono diversi tipi) che vengono tenuti in media 45-60 giorni ciascuno e sono finalizzati a portare le curve scoliotiche al di sotto dei 30° Cobb per poi continuare il trattamento con i corsetti.
Per le curve che superano i 40° Cobb e che sono evolutive, l’orientamento internazionale è per l’intervento chirurgico; quest’ultimo è finalizzato a correggere le curve applicando viti peduncolari, uncini, barre ed altri dispositivi per poi applicare dell’osso di trapianto sulle porzioni posteriori delle vertebre costituenti le curve di modo che si generi una “fusione” fra esse e le curve residua si “stabilizzino”. Tutto ciò porta, però, all’abolizione dei movimenti reciproci fra le vertebre di tutto il tratto aggredito; il procedimento di correzione e fusione chirurgica, in termine tecnico, si chiama “artrodesi vertebrale”. Esistono dei casi particolari nei quali, o per la gravità della curva o per altri motivi tecnici, l’intervento viene fatto solo o anche “per via anteriore”, attraversando, cioè, il torace e/o l’addome per operare sulle strutture anteriori della colonna.
Attenzione alla cosiddetta “ginnastica correttiva”!
Di seguito ecco alcune considerazioni (non mie!):
Lo studio del Comitato della Scoliosis Research Society che ha testato i Trattamenti con Corsetti o con Terapie Alternative (C. D’Amato MD et Al.- Settembre 2000) afferma:”…in conclusione, la capacità della terapia fisica con esercizi, utilizzata come unico trattamento, di prevenire l’aggravamento della scoliosi idiopatica nella fase di accrescimento non appare documentata nella Letteratura Anglosassone”.
… lo studio su citato è stato messo in essere dall’SRS (Scoliosis Research Society) allo scopo di fornire delle risposte esaustive e scientificamente corrette rispetto a molti “trattamenti”, alternativi e non, proposti.
Tra questi, e solo a scopo esemplificativo, i seguenti sono stati così etichettati “NO EFFECTIVENESS FOR SCOLIOSIS” (NESSUNA EFFICACIA NELLA SCOLIOSI): Agopuntura, Chiropratica, Medicina Ayurvedica, Medicina Olistica, Omeopatia, Massoterapia, Pilates, Rolfing, Elettrostimolazione di Superficie, Yoga.
Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda la Ginnastica Correttiva (incluse le più specifiche e più valide metodiche di Meziére, Souchard, Stretching Postural ecc.) come ausilio del trattamento della scoliosi con corsetti correttivi. L’azione correttiva propria dei corsetti (correttamente indicati, costruiti, applicati ed indossati) viene incrementata da un programma quotidiano, personalizzato e specifico di esercizi, che devono essere mirati al raggiungimento di due obiettivi: l’incremento dell’azione correttiva propria del corsetto; la traduzione attiva di un’azione correttiva passiva.
Per finire: cos’altro possiamo fare, oltre quanto già previsto per il trattamento delle scoliosi?
Tornando a quando già detto circa le cause della scoliosi, sembra ovvio dire che ricondizionare i “sensori del STP” può migliorare e simmetrizzare il tono di base delle catene muscolari e soprattutto dei muscoli vertebrali il che costituisce un ausilio importantissimo nel trattamento delle scoliosi “maggiori” e può essere trattamento unico nelle scoliosi fino ai 20° Cobb.
In sintesi è il procedimento di “analisi e ricalibrazione posturale” basato sulla metodica del prof. Bricot.
Albino Sarchioto
ortopedico e posturologo
www.centroreset.it
Articoli correlati:
Commenti