Il bacino è una struttura estremamente complessa dal punto di vista posturale perché, essendo “sospeso” tra la colonna vertebrale e gli arti inferiori; è come un tavolino poggiato su due sole gambe (provviste di snodi sferici – le coxo-femorali – estremamente mobili), avente il compito di offrire una base solida ed, allo stesso tempo, stabile ed equilibrata alla colonna vertebrale; è mantenuto in sede solo dalle fasce e dalla tensione dei muscoli scheletrici; è crocevia delle catene muscolari;
è trasmettitore degli squilibri ascendenti e discendenti; è compensatore degli stessi mediante sue modifiche nei tre piani dello spazio; è “attrattore strano” come inteso nei sistemi caotici e … penso che basti.
Date le premesse, mi sembra più che lapalissiano che anche un pur minimo difetto di simmetria dei piedi, uno sbilanciamento delle spalle e della colonna o un primitivo sbilanciamento del bacino, apparentemente anche in uno solo dei tre piani dello spazio, non possa non ripercuotersi su tutto il resto dell’apparato locomotore generando un’alterazione complessa dell’assetto posturale.
Proprio perché il bacino ha una grande capacità compensatoria, il suo esame clinico e strumentale deve essere estremamente accurato al fine di interpretare al meglio tutte le sfumature dello squilibrio della postura. Esso può inclinarsi da un lato visto di faccia, ruotare in avanti e indietro visto di lato e ruotare in senso orario ed antiorario visto dall’alto; ma per il bacino i tre assi cartesiani non bastano perché,
su assi obliqui, le ali iliache possono aprirsi e chiudersi ed, ancora, i due emibacini possono subire rotazioni inverse determinando una torsione dello stesso. In quest’ultimo caso si rimane perplessi se non si conosce la materia perché il bacino è più alto da un lato, se esaminato di fronte, ma più basso dallo stesso lato, se esaminato da dietro.
Quest’ultima considerazione c’introduce in un altro “antro oscuro” che è quello della differenza di lunghezza fra i due arti inferiori, volgarmente “gamba corta”, in termine tecnico corretto “eterometria longitudinale degli arti inferiori”.
Nulla mette più a dura prova il posturologo o qualsiasi altra figura professionale che diagnosticare una “gamba corta”.
Eppure sembrerebbe semplice: “Fai una radiografia in piedi o una misurazione radiografica degli arti inferiori su lastre quadrettate” direbbero i più.
Alla resa dei conti, però, l’esame radiografico che dovrebbe essere estremamente affidabile e “reale” nasconde insidie, falsi positivi e falsi negativi a bizzeffe. Basta guardare l’esame qui a lato: la torsione del bacino è svelata dall’’asimmetria dei forami otturati
(frecce rosse), poi, secondo logica, ci si aspetterebbe che la misurazione fatta sulle teste femorali desse risultato identico o molto simile a quella fatta sulle creste iliache; ed invece c’è una differenza che in posturologia è abissale. Ed allora, in questo caso, il compenso dovrebbe essere, di 3,5 o di 10 mm, oppure salomonicamente una via di mezzo? E’ ovvio che nessuna di queste soluzioni è quella giusta.
A meno che non si tratti di differenze superiori a due centimetri, non si compensa mai subito una “gamba corta” e mai nei soggetti ancora in accrescimento; correttamente si procede a riprogrammare i sensori del Sistema Tonico-Posturale, a rimettere quanto più in asse possibile il bacino e dopo qualche mese si rivaluta il tutto; solo allora, se necessario, si compensa.
Ma com’è possibile, quando pensiamo ad una “vera” gamba corta, che un arto inferiore possa allungarsi più dell’altro o, al contrario, uno svilupparsi meno dell’altro?
A carico dell’arto superiore tutto ciò non succede. Non possiamo pensare a deficit ormonali perché questi ultimi vengono trasportati dal sangue e non è possibile che, in condizioni normali, arrivino più ormoni da un lato che dall’altro. Ciò che invece sicuramente entra in gioco è il carico sugli arti inferiori per cui, seguendo la ben conosciuta in ortopedia legge di Wolff e Delpech, quello sul quale grava un peso maggiore cresce meno dall’altro. Si comprende perfettamente, allora, che una minima alterazione dell’assetto del bacino in termini posturali, derivante anche da disfunzioni oculari e/o buccali, determina un’asimmetria di carico sugli arti inferiori con conseguente differente crescita.
E’ troppo complesso esporre i criteri di diagnosi di una “gamba corta”, soprattutto quando di minima entità per cui non mi dilungo oltre.

E’ utile, però, concludere dicendo che anche i piedi disarmonici (un piede piatto ed uno normale, come in figura a sinistra) determinano una differenza di lunghezza degli arti inferiori perché un arco plantare è più alto dell’altro; ci troviamo qui di fronte ad una falsa gamba corta che, assolutamente, non va compensata. Nella figura a destra, invece, vi è un’evidente differenza di lunghezza fra i due arti inferiori per cui, a causa dell’obliquità del bacino, un braccio è accostato al corpo e l’altro è pendente. Ma anche qui attenzione! Anche una scoliosi può dare lo stesso quadro senza che vi sia differenza di lunghezza fra i due arti inferiori.
Difficile ed insidioso diagnosticare e trattare il disassetto del bacino e la “gamba corta”, vero?
Albino Sarchioto
ortopedico e posturologo
www.centroreset.it
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