Come abbiamo visto nel precedente articolo la cefalea miotensiva deve essere annoverata a ragione fra le patologie posturali ed abbiamo visto che viene innescata da una patologica tensione quali-quantitativa dei muscoli cervicali. Ma anche il dolore cervicale cronico, irradiato alle regioni scapolari (fibromialgia) o alle braccia (cervicobrachialgie), le sindromi del tunnel carpale sono da rapportare ad una tensione muscolare anomala e costante nel tempo.
Un cenno a parte va fatto per le “vertigini cervicali” che non sono vere e proprie vertigini ma sensazioni di sbandamento che durano qualche attimo e, però, sono molto frequenti; è ben difficile che esse siano conseguenza di restringimenti delle due arterie vertebrali e quindi a difetto di apporto di sangue al cervello. Nella gran maggioranza dei casi, l’esame ecocolordoppler fatto per tale motivo evidenzia che nonostante radiograficamente vi sia un’artrosi più o meno marcata il flusso delle vertebrali non è significativamente ridotto. Molto più spesso le vertigini cervicali sono dovute a disfunzioni della motilità degli occhi (vedi articolo n° 6) o, assieme agli acufeni, delle articolazioni temporo-mandibolari (vedi articolo n° 9).
E’ ovvio, quindi, che la tensione, la contrattura abnorme dei muscoli cervicali, sufficientemente prolungata nel tempo, alterando l’assetto della colonna cervicale (costituita da sette vertebre), provochi la sofferenza delle strutture che compongono tale tratto della colonna vertebrale ed innesca quelle patologie articolari e discali che portano all’artrosi e, in progressione, alle discopatie, alle protrusioni ed alle ernie cervicali.
La prima e più costante alterazione di assetto della colonna cervicale è la riduzione della sua normale lordosi che può arrivare fino all’appiattimento e, addirittura, alla inversione della stessa in cifosi; altrettanto frequente è quella condizione che i francesi chiamano “laterocolie” che è la permanente inclinazione laterale del capo.
Ciò che provoca la contrattura dei muscoli cervicali e conseguentemente l’alterazione del suo assetto, le limitazioni funzionali e tutto il resto innanzi detto sono il serramento dentale, le disfunzioni linguali, le malocclusioni, le alterazioni della motilità oculare ecc..

Così, se vediamo un soggetto affetto da ernia del disco cervicale, unica o multipla, per esempio, siamo obbligati, oltre che a curare lo stato acuto, a cercare di comprendere qual è o quali sono le disfunzioni di base del Sistema Tonico-Posturale che, negli anni, ha realizzato tale quadro. La conseguenza logica è che subito dopo o contestualmente al trattamento della fase acuta vanno trattate le disfunzioni dei sensori del STP per evitare recidive o ulteriori aggravamenti della patologia in atto.
Albino Sarchioto
ortopedico e posturologo
www.centroreset.it
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