In posturologia le entrate del sistema posturale vengono divise in recettori principali e secondari.
I recettori principali sono sicuramente i piedi, gli occhi, attraverso la visione e l’oculomotricità (con tutti i riflessi legati ai movimenti oculari ed ai movimenti oculari coniugati ai movimenti della testa, cioè la cefalogiria e l’oculocefalogiria), e l’apparato stomatognatico (inteso come occlusione e funzione linguale in particolare durante la deglutizione).
I recettori considerati secondari, ma parimenti importanti nel determinismo del nostro assetto posturale, sono il sistema nervoso centrale (inteso come sistema di controllo, volontario e riflesso, e psiche), l’orecchio (come organo di equilibrio), la pelle, il sistema vestibolare, il sistema osteo-articolare e il sistema viscerale.
Parliamo del sistema stomatognatico, ed in particolare dell’occlusione, e di tutte le conseguenze che una cattiva occlusione (o malocclusione) comporta sul sistema posturale, e dell’ATM (articolazione Temporo-Mandibolare), che sovrintende e regola tutti i movimenti mandibolari. 
Cominciamo con il definire la normalità, enunciando i fattori fisiologici dell’occlusione ideale. La comune classificazione delle occlusioni che viene adottata a livello mondiale è quella di Angle, che prevede la divisione in I,II e III classe: la II classe, a sua volta, viene ulteriormente suddivisa in due sottoclassi, la 1a e la 2a divisione.
Secondo questo Autore, nella I classe ortodontica il primo molare sup. deve articolare in maniera estremamente precisa nel solco esterno del primo molare inf.; il canino sup. deve articolare fra canino e primo premolare inf. Anteriormente, gli incisivi superiori devono sopravanzare gli inferiori di 1-2 mm sia in senso antero-posteriore (overjet) che in senso verticale (overbite) (Fig. 1). 
La I classe è accettata come la posizione ortodontica ideale.
Nella II classe di Angle, l’arcata inf. occlude più distalmente rispetto alla sup., con un grado variabile di distocclusione. Nella I div., gli incisivi sup. sono esoinclinati (Foto 2). Nella II div., i centrali sup. sono endoinclinati, mentre i laterali sup. sono in genere esoinclinati e ruotati (Foto 3). 
Nella III classe di Angle, l’arcata inf. si trova in mesiocclusione, cioè è tutta spostata in avanti con inversione del rapporto molare e canino e a volte anche del morso a livello degli incisivi (Foto 4). Anche in questo caso, la gravità clinica è variabile. 
Esiste naturalmente una stretta correlazione fra la posizione mandibolare (fisiologica nella I classe, più arretrata in II cl., più avanzata in III classe), la postura del capo e l’allineamento del tratto cervicale della colonna vertebrale; questa stretta correlazione è dovuta all’azione dei recettori parodontali, articolari e muscolari del distretto stomatognatico, che informano il SNC (sistema nervoso centrale) sulla posizione mandibolare.
Di conseguenza, l’SNC agirà su tutta la muscolatura del capo e del collo, determinandone la variazione dell’assetto. Lo stesso meccanismo determina la variazione della posizione dell’osso ioide (osso libero che abbiamo in gola sotto la mandibola) in base alla posizione mandibolare. 
Allargando il discorso, tutto ciò avrà delle conseguenze a scendere anche su tutto l’assetto posturale della persona (Fig. 5). Dallo schema, si evince come qualsiasi alterazione della posizione mandibolare determina un effetto sul tono e sulla lunghezza dei muscoli relativi: ciò si riflette posteriormente sui muscoli della colonna (pre- e paravertebrali), e anteriormente su tutti i muscoli sottomandibolari che prendono rapporto con l’osso ioide, e quindi con i m. sottoioidei. Di qui, la variazione può giungere ai muscoli della cintura scapolare, con evidenti effetti clinici (atteggiamento in flessione e/o rotazione della testa, squilibrio e rotazione delle spalle, aumento della curva cervicale) e sintomatologici (cefalea, otalgia, cervicalgia, scapolalgia, periartrite scapolo-omerale, parestesia agli arti superiori, etc.).
La cosa non finisce qui. Capita molto spesso che il problema diventa discendente, cioè la causa alta va ad interferire su tutto l’assetto posturale, in quanto l’effetto può letteralmente giungere fino ai piedi (variando a volte l’appoggio plantare) tramite il sistema muscolare e fasciale.
L’occlusione può anche variare, nel corso della nostra vita, e quindi diventare patologica, per fattori sopraggiunti che ne vanno a minare l’integrità. Vi sono determinate perturbazioni occlusali (perdita di denti, migrazioni, otturazioni mal eseguite, protesi incongrue) che possono modificare in maniera stabile, anche se reversibile, la posizione spaziale della mandibola.
I fattori strutturali, che possono determinare un’alterazione nella posizione spaziale della mandibola attraverso un’alterazione nel combaciamento dentario, che maggiormente vengono alla nostra osservazione clinica sono:
• Perdita precoce di elementi dentali nei settori posteriori (Fig. 6);
• Estesi restauri conservativi e/o protesici che non rispettano la corretta anatomia occlusale;
• Terapie ortodontiche incongrue o non portate a termine;
• Eruzione o disodontiasi dei terzi molari, che comporta una dislocazione, anche se minima, a carico di tutta l’arcata, con alterato combaciamento del normale rapporto cuspide-fossa dei denti, e quindi con la formazione di nuovi contatti, deflettenti e destabilizzanti.
Queste condizioni possono, quindi, ingenerare interferenze anche minime sia in occlusione statica che nel movimento della mandibola (riflesso di evitamento); in altri termini, si genera un tentativo di adattamento da parte di tutto il sistema che si manifesta, in genere, con piccoli spostamenti compensativi della mandibola. Quando un dente è in contatto prematuro, i muscoli elevatori della mandibola dello stesso lato subito si rilasceranno consentendo la contrazione ai muscoli abbassatori omolaterali.
Se questo stimolo diviene permanente, i muscoli devieranno la mandibola in un’occlusione più confortevole, alterando così il loro tono di base e la loro funzione e la posizione della mandibola; di conseguenza, il danno si allargherà, in tempi più o meno rapidi, a tutto l’assetto posturale del corpo. I danni posturali saranno ancora più gravi ed evidenti se in concomitanza c’è anche un altro recettore (piedi, occhi, etc.) che in quel momento sta funzionando male.
Inutile dire che la bocca riveste questa grossa importanza nel determinismo dell’assetto posturale anche o soprattutto per un discorso puramente neurologico. La bocca, i denti, le gengive, la lingua, i muscoli della masticazione (nella loro componente sensitiva) sono tutti innervati dal nervo trigemino. Il territorio innervato dal trigemino è quello che ha, in tutto il corpo, la massima rappresentazione a livello della corteccia nervosa; consideriamo anche che nel percorso dalla periferia bocca fino ai nuclei centrali, le vie nervose trigeminali prendono rapporti non solo con gli altri 11 nervi cranici, ma anche con tutte le afferenze che provengono dal resto del corpo. Così si spiega come una qualsiasi alterazione a provenienza dalla bocca, come per esempio un precontatto, un dente mancante o comunque un’alterazione dell’occlusione, possa interferire o addirittura determinare dei danni anche a distanza.
L’ATM (Fig. 7) è l’articolazione che permette tutti i movimenti della mandibola (apertura, chiusura, lateralità destra e sinistra, protrusione e retrusione).
Tecnicamente si definisce una condilartrosi, ed è dotata di ampia mobilità.
E’ costituita da una protuberanza ossea della mandibola, detto condilo, che alloggia in una fossa, detta fossa glenoidea, dell’osso temporale del cranio. Fra il condilo e la fossa è interposto, come in tutte le articolazioni, un menisco, o disco articolare; inoltre, l’ATM presenta una capsula, dei legamenti intrinseci ed estrinseci, e offre appiglio per alcuni muscoli, quali per es. lo pterigoideo esterno, che sono fondamentali per la dinamica mandibolare.
Questa articolazione può subire i danni derivanti da una cattiva occlusione.
Infatti, in caso di una malocclusione, che determina stabilmente la dislocazione dalla normale posizione mandibolare, anche la normale dinamica articolare sarà impedita. Se il condilo è dislocato, i capi ossei non potranno più scorrere in modo fisiologico uno sull’altro; prenderanno così il via delle problematiche più o meno gravi, che daranno vita ad un quadro clinico a volte davvero importante.
Volendo schematizzare, le alterazioni dell’articolazione che sono in intimo rapporto con le alterazioni dell’occlusione si inquadrano in due grossi capitoli:
1. Disordini intracapsulari caratterizzati da un’incoordinazione condilo-meniscale;
2. Disordini intracapsulari caratterizzati da una dislocazione anteriore completa del disco articolare.
Il punto 1 è caratterizzato da un’alterazione della normale funzione condilo-meniscale: i capi ossei non scivolano più in modo coordinato e il menisco segue male i movimenti ossei. Tutto ciò dà luogo a vari tipi di rumori apprezzabili nell’apertura della bocca sia soggettivamente, da parte del paziente, che oggettivamente da parte dell’operatore. Questi si distinguono in rumori tipo schiocco o click, in rumori di tipo membranoso e in quelli di tipo sfregamento, o rumori di sabbia.
Il rumore tipo schiocco (o click) è netto, rapido, ad alta tonalità, e talora si accompagna a laterodeviazione durante l’apertura della bocca.
Il rumore di tipo membranoso è un rumore articolare di bassa tonalità, dovuto ad iniziali processi di degenerazione dei tessuti molli e duri presenti all’interno dell’articolazione.
Il rumore di sfregamento è presente per tutta o buona parte del movimento di apertura e chiusura. E’ un rumore di tono più alto del precedente, ed indica sempre uno stato avanzato di degenerazione dei capi articolari.
Tutti questi rumori non sempre, anzi occasionalmente si accompagnano al dolore.
Il punto 2 è caratterizzato da un blocco articolare con una dislocazione anteriore completa del disco rispetto al condilo. Si accompagna a notevole limitazione nell’apertura della bocca e a dolore. Se prima era presente un rumore articolare, nel blocco scompare e si ha deviazione della mandibola in apertura verso l’articolazione bloccata.
Naturalmente, qualsiasi quadro clinico è aggravato da fattori concomitanti quali stress, serramento o digrignamento dei denti.
L’ATM può essere inoltre interessata da processi infiammatori (artriti), degenerativi (artrosi), patologie congenite che ne alterano lo sviluppo e da neoplasie, anche indipendentemente dai problemi di natura occlusale.
Dr. Raffaele Ambrosio
www.centroreset.it
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