Lunedì mattina, accedo al profilo di Sannio Calcio su facebook e trovo una richiesta di amicizia: Alessandro Cagnale. Accetto e saluto il “nuovo arrivato”, qualche scambio di battute e subito salta fuori l’idea di incontrarsi, di fare una chiacchierata e un’intervista. Alessandro è disponibile, dimostra di essere subito un ragazzo alla mano, tanto che il passaggio dal lei al tu è scontato ed immediato. Appuntamento per la mattina successiva (oggi, ndr) con la sola richiesta di poter andare noi da lui perché impegnato in un’attività che richiede la sua presenza. Nessun problema, per chi ama il mondo del calcio poter scambiare qualche parola con un giocatore che ha alle spalle venti anni di carriera, condite da qualche successo raggiunto con forza e determinazione, è sempre un piacere.
Progetti per adesso nulla di concreto, l’idea è quella di continuare a giocare. C’è stato qualche contatto con delle società ma niente di definitivo e che mi abbia fatto decidere. Dentro di me sento di poter dare ancora qualcosa, avverto la voglia di mettermi in discussione, di continuare a giocare, di provare l’adrenalina che solo la partita può darti. La situazione nel mondo del calcio è cambiata, è sotto gli occhi di tutti. Del resto quest’anno sono fallite tante società e continuando di questo passo ogni anno sarà sempre peggio. Ormai è un bel po’ che sono in questo mondo e posso dirti che rispetto all’inizio ora è crisi vera. Non cerco il grande palcoscenico o l’ingaggio milionario, vorrei sposare un progetto serio. Non avrei neanche problemi per quel che riguarda la categoria, ripeto, cerco un progetto valido, persone che abbiano voglia e volontà di costruire qualcosa di buono, e che mi permettano di togliermi qualche, ulteriore, soddisfazione.
Ecco “soddisfazione”, quali sono state le più grandi soddisfazioni della tua carriera e quali le delusioni?
Soddisfazione sicuramente i quattro anni vissuti a L’Aquila, vincemmo due campionati ed eravamo un grande squadra ed un grande gruppo. Ricordo con affetto tutte le vittorie ottenute, anche quella di Potenza, purtroppo arrivata proprio sul Benevento, ma di questo preferisco parlarne a parte se non ti dispiace. Come delusione penso maggiormente alla finale Play Off persa con il Pisa contro l’Albinoleffe, potevamo approdare in Serie B e sarebbe stata una storia diversa. Però se devo essere sincero questa è la delusione sportiva più grande, c’è, invece, una delusione umana che mi ha colpito più di tutte.
Si, non ci sono problemi. Riguarda il Benevento, l’anno del mio ritorno. Partimmo tra mille difficoltà, una squadra nata a fine agosto, Gabetta allenatore e cinque sanniti in rosa, se ricordo bene. Disputammo un girone di andata strepitoso, eravamo primi davanti, anche, al Sansovino. Capitarono cose strane in seguito, l’addio a Gabetta, che oggi ha dimostrato il suo valore firmando per la Juventus, l’arrivo di Florimbi, l’avvento dei Vigorito con il successivo approdo di Specchia. Il resto è storia recente, la semifinale persa proprio contro il Sansovino, fui anche espulso per doppia ammonizione. Archiviata la delusione volevo solo ripartire, ero convinto di rientrare nei piani della società, insieme al mister, anche per il successivo campionato. Invece non ricevetti nessuna lettera di convocazione, Specchia fu allontanato per far posto a Pileggi, fui costretto ad allenarmi da solo fino a quando la società non fu costretta a riammettermi. In quei giorni avevo capito, con mio grande dispiacere, che il mio futuro al Benevento era finito. Avrei potuto dare ancora tanto a quella maglia per la quale ho sempre fatto e farò il tifo, avremmo potuto costruire un futuro insieme perché la passione e la voglia che una persona mette in gioco nei confronti della squadra della propria città non ha paragone con niente al mondo. Il rammarico è quello, secondo il mio parere, ho pagato colpe non mie ma della società precedente (ndr Tescari e Napolitano). E così passai al Potenza.
Ormai ci siamo arrivati strada facendo, Benevento – Potenza, finale Play Off. Il Potenza espugna il Santa Colomba ed ottiene la promozione. In giro qualcuno ti ha attribuito anche colpe non tue, cosa hai provato?
Vincere un campionato è sempre una grande gioia, ma farlo contro la mia città, la mia maglia, è stato doloroso. Pensare che avrei potuto giocarla a parti inverse quella partita, sicuramente avrei scelto anche un risultato inverso, invece questa possibilità mi è stata negata. Quando entrammo in campo il mio sguardo, la mia attenzione, fu rapita dalla Curva Sud, era bellissima quel giorno, ed è li che mi sono chiesto “Cosa ci faccio con questa maglia addosso? Li ci sono i miei amici, i miei affetti”. Ho ricevuto insulti in entrambe le partite, li ho subiti in silenzio, non ho mai fatto una polemica, alla fine ho fatto solo il mio lavoro, quello per cui ho sempre dato la vita e quello per cui mi batto anno dopo anno. Mi sono lasciato in buoni rapporti con tutti, a Benevento ho la mia vita, vorrei che anche gli scettici cambiassero l’opinione che hanno nei miei confronti.
Non posso dirti nulla, secondo il mio modesto parere hai perfettamente ragione. Visto che siamo in tema, cosa pensi del Benevento di quest’anno?
Difficile esprimere un giudizio, anche perché lo seguo quando posso e non conosco nessuno dei nuovi acquisti. Il calcio è imprevedibile, l’anno scorso avevamo una squadra forte eppure non abbiamo vinto, quest’anno la squadra è giovane e può darsi che centri l’obiettivo. Dipenderà da tante cose, da tanti fattori. Riguardo allo scorso campionato penso che abbia pesato molto il ricordo della finale persa in casa contro il Crotone, credimi è un’esperienza che ti segna dentro. A Pisa, l’anno dopo aver perso la finale con l’Albinoleffe, disputammo un campionato mediocre tanto da chiudere a centro classifica. Si ruppe qualcosa all’interno del gruppo che non ci permise di raggiungere gli stessi traguardi dell’anno precedente. Forse al Benevento è capitata la stessa cosa, difficile dirlo per chi vive la situazione dall’esterno.
Benevento, la tua città, come l’hai trovata nel tempo?
Ho trovato la Città migliorata negli anni, avrei voglia di restare, di viverla e di vivere la mia famiglia. L’anno scorso, giocando nella Viribus Unitis, riuscivo ad essere spesso presente in città. Prima della firma con il club napoletano avevo avuto contatti anche con l’altra compagine beneventana, la Forza&Coraggio, poi non se ne fece più nulla. Anche questo mi è dispiaciuto, inserire nella rosa atleti sanniti poteva essere un incentivo in più, non mi riferisco solo a me, ma anche al mio amico Curcio ad esempio. La società ha preso altre decisioni, le accetto ma, nel mio piccolo, non le condivido. Un discorso era stato intavolato anche con la Ferrini, ma avendo già preso impegni con la Viribus Unitis, la trattativa si è subito arenata.
Voglia di tornare a casa insomma?
Si, voglia di tornare, ma anche tanta voglia di continuare a giocare. A volte è capitato di pensare di smettere, ma poi mi sono sempre detto che la mia vita è il calcio e finché ne avrò voglia continuerò a giocare. Il futuro non so cosa mi riserverà, per adesso resto in attesa di una chiamata poi mi piacerebbe restare in questo mondo, magari intraprendendo la carriera di dirigente, non so.
Questi i pensieri di Alessandro, con cui abbiamo avuto il piacere di trascorrere una mattina parlando a 360° della sua carriera. Speriamo di risentire presto il difensore, magari con un nuovo ingaggio ed una nuova avventura da raccontare. In bocca al lupo!
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