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Le PATOLOGIE POSTURALI: ambiti e limiti

lunedì, 13 dicembre 2010 - 12:05 in Postura e Sport

In questo capitolo, brevemente, cercheremo di capire quali patologie devono essere considerate derivanti da alterazioni dell’assetto posturale e quali, viceversa non hanno nulla a che fare, in origine, con un cattivo allineamento delle spalle, del bacino e della colonna rispetto a quelli che sono i canoni di normalità già descritti nelle settimane precedenti.

Come in tutte le altre malattie, anche qui vi possono essere dei quadri patologici complessi che risultano dalla combinazione di evoluzioni di alterazioni posturali e non.

L’ambito delle patologie posturali, quindi, deve essere ristretto ai quadri derivanti dallo squilibrio stesso perché questi disassetti della postura, persistendo nel tempo, generano carichi abnormi e/o asimmetrici sulle articolazioni; da qui deriva l’usura precoce delle cartilagini articolari che è il punto di partenza dell’artrosi di origine meccanica. Rientrano a pieno titolo nell’ambito delle patologie di origine posturale anche tutte le deviazioni della colonna vertebrale quali le scoliosi, le ipercifosi, le iperlordosi, il dorso piatto ecc.; queste, se persistenti per un tempo adeguato (dell’ordine di diversi anni), oltre a strutturarsi, rappresentano l’origine di tutte le patologie delle articolazioni posteriori e dei dischi intervertebrali quali l’artrosi, le spondilolistesi degenerative, le scoliosi (degenerative) ad insorgenza nell’età adulta, le discopatie, le protrusioni, le ernie del disco ecc..

Si tratta, allora, di patologie dell’apparato locomotore (costituito da ossa, articolazioni, muscoli, tendini, legamenti ecc.) di origine squisitamente meccanica.

Abbiamo già visto come il Sistema Tonico-Posturale (STP) possa essere assimilato nel suo funzionamento ad un ESP di un’auto moderna; per spiegare ciò di cui stiamo parlando possiamo utilizzare come esempio gli organi meccanici dello stesso veicolo quando non sono ben allineati. Un esempio banale ma immediato ci è dato dagli pneumatici: a tutti è noto che se la convergenza delle ruote non è perfetta il battistrada si usura rapidamente ed asimmetricamente; lo stesso vale per altri organi meccanici quali i cuscinetti dei mozzi, le pasticche dei freni, gli ammortizzatori e tutte le altre componenti di movimento. E’ chiaro che così anche le prestazioni e la sicurezza risultano gravemente compromesse, esattamente come in un soggetto con un’artrosi delle ginocchia o delle coxo-femorali, per esempio.

Ed allora, i piedi che poggiano in modo asimmetrico, provocano alterazione degli assi di carico delle ginocchia e/o delle coxo-femorali e si generano, allo stesso tempo, dei sovraccarichi su parti di tali articolazioni che, sempre dopo un congruo periodo di tempo, danneggeranno la cartilagine articolare in quei punti innescando il processo artrosico che inesorabilmente si aggraverà se dovessero persistere le condizioni di squilibrio.

Altre patologie di rilievo legate alle alterazioni dell’assetto posturale sono le varie tendiniti, entesiti, stiramenti e strappi muscolari. Quando la postura non è perfetta, infatti, i muscoli dei due lati del corpo hanno diversa tensione; ciò comporta che, quando tutto il sistema è sottoposto ad un utilizzo intensivo (come negli sportivi e nei ballerini per esempio), i muscoli, principalmente di un lato, sono sotto stress e perciò le loro inserzioni s’infiammano o le loro fibre si strappano. Un esempio è quella patologia che una volta veniva chiamata “periartrite scapolo-omerale”, oggi denominata “sindrome da conflitto acromion-omerale”, caratterizzata da progressiva degenerazione, usura ed infine rottura della cuffia dei rotatori che è un nastro tendineo formato dall’unione dei tendini di alcuni muscoli scapolo-omerali. Ebbene, nella stragrande maggioranza degli individui affetti da tale sindrome le spalle non sono mai ben allineate e parallele al suolo per cui le condizioni meccaniche delle varie strutture ossee ed articolari sono alterate ed è questo che innesca il processo di degenerazione tendinea. Altro esempio è la “pubalgia” che affligge tanti calciatori fino a stroncarne la carriera; anche qui è la rotazione e/o torsione del bacino che altera la tensione dei muscoli che s’inseriscono sul pube provocando l’infiammazione delle fibre che s’inseriscono sull’osso (entesite).

Nulla a che fare con le patologie posturali hanno, però, l’osteoporosi, le artriti come quella reumatoide o psoriasica, le altre malattie reumatiche e quant’altro anche se queste possono portare a gravi quadri artrosici o di alterazioni della postura. Si pensi alle gravi deformità articolari da artrite reumatoide o alle gravi cifosi toraciche da collasso osteoporotico di più vertebre.

In definitiva possiamo dire che la totalità (o quasi) delle artrosi e delle altre patologie dell’apparato muscolo-scheletrico (o locomotore) che non sono causate da traumi, malattie metaboliche dell’osso e delle cartilagini o comunque derivanti direttamente da altre malattie note, devono essere attribuite ad alterazioni dell’assetto posturale persistente da anni.

Per concludere, oltre ai tipi di squilibrio già illustrati nell’uscita n° 5 (cui si rimanda) secondo gli schemi elaborati da Bricot e quelli elaborati da Clauzade (et al.), si riportano di seguito, per completezza, i possibili squilibri sul piano sagittale (osservazione di un individuo di profilo) ed una precisazione per quelli sul piano trasverso (osservazione di un individuo dall’alto).

Per questi ultimi è necessario distinguere le “rotazioni” dalla “torsioni”; nelle rotazioni

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dallo stesso lato delle spalle e del bacino la colonna subisce minori stress mentre sono le coxo-femorali (articolazione dell’anca) e le ginocchia a subire i maggiori stress compensatori. Nelle rotazioni, quindi, sono gli arti inferiori ad “arrotolarsi” uno verso l’altro come due capi di una corda, nelle torsioni, invece, è la colonna ad essere “strizzata come uno straccio”. Nell’uno e nell’altro caso si generano delle importanti forze di torsione e di taglio che fanno degenerare rapidamente le strutture articolari degli arti inferiori e della colonna vertebrale.

A lato, invece, vediamo quali possono essere le alterazioni dell’assetto posturale di un soggetto visto di profilo;

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normalmente i glutei, le scapole (piano scapolare) e la parte posteriore della testa (occipite) devono essere allineati come si vede nella figura 1. Nella figura 2 si vede un aumento della curvatura (lordosi) lombare, nella 3 il cosiddetto “piano scapolare posteriore” (scapole più arretrate rispetto ai glutei ed all’occipite), nella 4 abbiamo il piano scapolare anteriore associato a dorso piatto e nella 5 un dorso piatto totale con spianamento di tutte le normali curve della colonna vertebrale quando viene osservata di profilo. Tutte queste alterazioni sono di compenso, secondo il prof. Bricot (alla cui monografia già citata nell’uscita 5 si rimanda), a differenti tipi di piedi (valghi, cavi, piatti e doppia componente).

Albino Sarchioto
ortopedico e posturologo
www.centroreset.it

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