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Le Catene Muscolari

venerdì, 10 dicembre 2010 - 17:14 in Postura e Sport

Ognuno di noi indossa il suo assetto posturale preferenziale seguendo un proprio codice di attivazione muscolare; in pratica, ognuno, in modo differente dagli altri, adotta una determinata strategia per situarsi nello spazio che lo porta ad attivare alcuni gruppi muscolari piuttosto che altri. Dal cranio partono tutte le catene muscolari, antigravitazionali (o statiche) e dinamiche, che attraversano il nostro corpo ed uniscono i due estremi opposti dell’organismo. Tramite la teoria delle catene muscolari si spiega come un’alterazione dell’occlusione, della funzione deglutitoria, della convergenza oculare, etc., può determinare un’alterazione, una variazione o addirittura una fissazione dell’appoggio podalico. E viceversa.

Tutti i movimenti nascono dalla coordinazione di queste catene muscolari; ed anche la forma stessa del nostro corpo è data dalla preferenzialità dinamica che ognuno di noi esprime verso una delle catene. Una postura preferenziale, o la ripetitività di determinati gesti, può determinare un’attività predominante di una di queste catene.
La terapeuta Struyf-Denis fu la prima, intorno agli anni ’60, ad introdurre il concetto di catena muscolare nel mondo scientifico. Illustrò la struttura delle catene muscolari, descrivendone l’anatomia e la preferenzialità psico-motoria, e la sinergia nell’attivazione dei diversi muscoli. Anche altri AA. (Méziéres, Piret e Beziers, Busquet, Dudal) hanno poi parlato di catene muscolari. Se le catene muscolari lavorano in modo armonico fra di loro, nessuna di esse dovrebbe avere un tono prevalente; se ciò succede, vuol dire che una di esse ha preso il sopravvento.

Didatticamente, le catene si distinguono in due grandi gruppi:
1. Sistema osteo-mio-fasciale retto (catene rette) con tre catene statiche (anteriore, posteriore, centrale) che regolano la statica del corpo ed i movimenti di flessione anteriore ed estensione;
2. Sistema osteo-mio-fasciale incrociato (catene incrociate) con la catena antero-laterale e postero-laterale, che servono a relazionare l’individuo all’interno del suo ambiente. Si strutturano quando il bambino inizia a gattonare ed a camminare.
Catena anteriore.

Figura 1
Figura 1

E’ definita anche catena linguale, perché parte dalla mandibola e dai muscoli linguali coinvolti nella deglutizione, e catena antero-mediale, perché i suoi componenti muscolari si trovano sulla parte anteriore del torace e sulla parte antero-interna degli arti (Fig. 1). Si struttura durante la vita intrauterina, ha una relazione stretta con il sistema addominale e pelvico, ed è collegata alla suzione ed alla deglutizione. Mette in relazione la mandibola con il bacino. E’ la catena che va in ipertono nei pazienti con problemi di deglutizione, di frenulo linguale corto, oppure con II classe scheletrica per la presenza di una mandibola troppo piccola.
Gli sportivi, e soprattutto i calciatori, spesso devono fermarsi per il cattivo funzionamento o per l’incoordinazione di questa catena. E’ quello che capita, infatti, in caso di pubalgia; i dolori al pube o agli adduttori sono spesso causati da un problema alto, che interessa la bocca, o come deglutizione o come malocclusione.
La catena comprende tutti i muscoli della bocca, della lingua, della parte anteriore del collo (milo-ioidei, ioidei, scaleni), i sottoclaveari, triangolare dello sterno, grande pettorale, intercostali medi, grande retto dell’addome, per finire a livello della muscolatura del perineo.
Corre anche negli arti superiori tramite il gran pettorale, il deltoide anteriore, il brachiale anteriore, il supinatore breve, il flessore profondo delle dita, l’abduttore lungo e corto del pollice.
Negli arti inferiori comprende il piramidale dell’addome, gli adduttori, il retto interno, i tibiali interni e l’adduttore dell’alluce.
Catena posteriore. Si struttura dopo la nascita e permette di passare dalla posizione fetale (anteriore) alla posizione eretta: rappresenta la catena del raddrizzamento e della mimica facciale. Origina dalle membrane di tensione reciproca del cranio (falce del cervello e tentorio del cervelletto), raggiunge lo sfenoide e poi si unisce ai muscoli della faccia. Infatti, è detta anche catena facciale.
Si continua poi con la muscolatura occipitale, quindi con i muscoli sottoccipitali, il lungo dorsale, gli ileo-costali ed il semispinoso, i muscoli paravertebrali cervicali e lombari, le arcate posteriori del diaframma, il quadrato dei lombi ed il grande dorsale.
A livello degli arti superiori continua nei mm. grande e piccolo rotondo, sovraspinoso, deltoide post., capo lungo del bicipite, tricipite brachiale, flessore comune delle dita e pronatori.

Figura 2
Figura 2

Agli arti inferiori continua con il grande gluteo, semitendinoso e semimembranoso, soleo e flessore plantare delle dita (Fig. 2).
E’ una catena che unisce l’occipite al sacro e poi più giù fino alla parte mediale di calcagno, tallone ed appoggio plantare. Spiega perché una disfunzione dell’articolazione atlanto-occipitale può dare dei mm. peroneo-tibiali deboli, o viceversa come una disfunzione calcaneare può creare un effetto secondario sul sacro e poi su muscoli cervicali ed occipite.
Catena centrale. Inizia a strutturarsi quando il bambino comincia a stare in posizione seduta e lotta contro la forza di gravità. Viene definita catena viscero-craniale perché media l’influenza che dai visceri arrivano al cranio. Rappresenta l’espressione del mondo emotivo dell’individuo,

Figura 3
Figura 3

anche perché è collegata ai ritmi biologici fondamentali; ginecologico, respiratorio e cranico. Il suo decorso segue i muscoli faringei della deglutizione, tutto l’asse esofageo, poi l’intestino fino al diaframma pelvico (Fig. 3).

Parte dallo sfenoide e prosegue con la muscolatura faringea; continua, a livello scheletrico, con l’insieme dei corpi vertebrali, con i dischi intervertebrali, con il canale vertebrale ed i forami intervertebrali. A livello muscolare comprende il piccolo ed il grande retto anteriore della testa, il muscolo lungo del collo, lo scaleno medio, i sottocostali, i muscoli trasversi spinosi, gli interspinosi, gli intertrasversi, i pilastri del diaframma, gli psoas.
Negli arti superiori continua con il piccolo pettorale, il coraco-brachiale, il capo breve del bicipite, il tricipite brachiale, i m. epicondiloidei e l’estensore comune delle dita. Agli arti inferiori continua con l’iliaco, il vasto mediale, il retto del femore, gli estensori comuni delle dita ed i muscoli intrinseci del piede.
La catena centrale finisce al terzo dito di mani e piedi.
Catena antero-laterale. E’ una delle due catene incrociate, dette anche complementari. Si strutturano successivamente alle catene rette, quando il bambino inizia a gattonare ed a camminare. Finiscono ad organizzarsi verso i sei-sette anni.
Permettono la relazione dell’individuo con il suo ambiente.
I pazienti con predominanza della catena antero-laterale sono introversi e timidi, portati sicuramente all’introspezione; presentano il tronco in espirazione e gli arti in rotazione interna. La postura si presenta complessivamente in chiusura, con accentuazione della flessione. A livello occlusale l’ipertonia di questa catena favorisce l’instaurarsi di una II classe ortodontica, con retrognatismo mandibolare; l’ipertonia monolaterale di questa catena può determinare il morso incrociato.
Le due catene incrociate riconoscono la stessa origine cranica a livello della ghiandola pineale, procedono poi verso il tentorio del cervelletto, il timpano e la rocca petrosa. Escono a livello dell’apofisi zigomatica, si dirigono verso la zona frontale esterna, la linea temporale ed infine verso la mastoide.

Figura 4
Figura 4

Qui si dividono in antero-laterale e postero-laterale. Si incrociano poi successivamente due volte, a livello di C7 e D12 (Fig. 4).
La catena antero-laterale, dopo la mastoide, comprende a livelo cranico lo pterigoideo interno, il massetere e la fascia parotidea. Si continua poi a livello del tronco nello sternocleidomastoideo, nel m. grande dorsale, nel grande obliquo e negli intercostali interni, nella linea alba e nel legamento inguinale. Negli arti superiori si continua nel grande pettorale, nel bicipite brachiale, nel supinatore lungo, nell’estensore radiale breve e lungo del carpo, nel piccolo e grande palmare, nell’opponente del pollice, eminenza tenar, opponente delle dita, interossei palmari ed adduttore del pollice. Negli arti inferiori procede lungo il tensore della fascia lata, il piccolo e medio gluteo, il sartorio, il tibiale anteriore, l’adduttore e opponente dell’alluce, negli interossei e nei plantari profondi.
La catena antero-laterale finisce al quarto dito di mani e piedi.
Catena postero-laterale. I componenti muscolari di questa catena si trovano nella parte posteriore e laterale del torace e degli arti. Rappresenta la catena di apertura alla vita, all’extrarotazione, al dialogo e comunicazione verbale, all’esplorazione del mondo circostante. Gli individui con ipertono di questa catena sono estroversi, con un bisogno costante di vivere nell’ambiente esterno.
La parte iniziale della catena (Fig. 5) coincide con quella della catena precedente. Nel cranio i principali muscoli interessati sono il pterigoideo esterno ed il temporale con la fascia temporale.

Figura 5
Figura 5

Dalla mastoide di divide in catena postero-laterale, andando ad interessare a livello del tronco il trapezio, il romboide, il grande dentato, la linea alba, il grande obliquo associato al piccolo obliquo controlaterale, l’aponeurosi lombo-sacrale; poi passa nel medio e grande gluteo, nel piriforme, gli otturatori, i gemelli, il quadrato del femore. Negli arti superiori la catena si continua nel deltoide medio, nel capo laterale del tricipite, nell’anconeo, nell’estensore ulnare del carpo, nel flessore ulnare del carpo, abduttore delle dita, adduttore del pollice, interossei dorsali. Termina a livello dell’indice.
Negli arti inferiori si continua nel bicipite femorale, nel popliteo, nel vasto laterale del quadricipite, nel gastrocnemio laterale, nei peronei, pedidio, interossei dorsali. Termina a livello del secondo dito.
I muscoli caratteristici di questa catena sono lo pterigoideo esterno ed il temporale, che sono muscoli fondamentali per la nostra masticazione. Se si trova contratto il pterigoideo esterno, si deve valutare la tensione del cuboide a livello del piede, perché una lateralità eccessiva o una qualsiasi tensione sulla mandibola si può ripercuotere su questo muscolo, modificando assetto podalico ed arco plantare; viceversa, una tensione del cuboide può ripercuotersi a livello della bocca, dando ripercussioni su pterigoideo e temporale.
L’osservazione morfologica minuziosa del paziente ci rivela l’iperattività, la carenza o la discordanza, intesa come mancato equilibrio, fra le catene muscolari, ma ci fornisce così anche la chiave per la riorganizzazione. Molto spesso possiamo trovare che una catena muscolare si desolidarizza dalle altre e, andando in ipertono, gioca un ruolo da solista, dando anche un aspetto tipico alla silhouette del paziente.
La dominanza di una delle catene può essere dovuto, oltre che alle cause citate precedentemente, anche al tipo di sport o lavoro che si svolge, ad un intervento chirurgico che lascia una cicatrice, ad un’alterazione del sistema cranio-sacrale, ad un trauma. Ma anche l’orientamento psicologico dell’individuo determina l’attivazione di una catena, in base ad un gesto preferenziale che poi può addirittura comportare una modifica posturale.
Un altro motivo per guardare sempre meglio, più in profondità e più tridimensionalmente (corpo + psiche) il nostro paziente posturale.

Albino Sarchioto
ortopedico e posturologo
www.centroreset.it

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